Expo - Milano 2015

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il Tartufo a EXPO 2015

L’Associazione Nazionale Città del Tartufo e a Expo nei giorni della Settimana della cultura. II tartufo, infatti, nella visione della realtà associativa non e solo eccellenza della tavola, ma anche pratica culturale e identitaria dei territori da salvaguardare e tramandare. L’Esposizione universale di Milano rappresenta un palcoscenico internazionale in cui il tartufo ha modo di mostrarsi, nelle sue diverse specie, nel legame intrinseco con il contesto da cui proviene e che lo celebra, oltre che per le caratteristiche che lo rendono prelibato ingrediente in cucina. Un’occasione per parlare ai sensi dei milioni di visitatori ma anche per ‘nutrire’ Ia curiosità e voglia di sapere intorno a un mondo per alcuni versi misterioso, fatto di tradizioni e buone pratiche, di un fungo che vive in simbiosi con il territorio. Un momento in cui scoprire come il tartufo sia sentinella della salubrità dell’ambiente in mancanza della quale non si riproduce. Insieme alla presenza a Cascina Triulza, Ie Città del Tartufo coglieranno le occasioni offerte dalle varie Regioni italiane. L’Associazione Nazionale Città del Tartufo e a Expo nei giorni della Settimana della cultura. II tartufo, infatti, nella visione della realtà associativa non e solo eccellenza della tavola, ma anche pratica culturale e identitaria dei territori da salvaguardare e tramandare. L’Esposizione universale di Milano rappresenta un palcoscenico internazionale in cui il tartufo ha modo di mostrarsi, nelle sue diverse specie, nel legame intrinseco con il contesto da cui proviene e che lo celebra, oltre che per le caratteristiche che lo rendono prelibato ingrediente in cucina. Un’occasione per parlare ai sensi dei milioni di visitatori ma anche per ‘nutrire’ la curiosità e voglia di sapere intorno a un mondo per alcuni versi misterioso, fatto di tradizioni e buone pratiche, di un fungo the vive in simbiosi con il territorio. Un momento in cui scoprire come il tartufo sia sentinella della salubrità dell’ambiente in mancanza della quale non si riproduce. Insieme alla presenza a Cascina Triulza, le one del Tartufo coglieranno le occasioni offerte dalle varie Regioni italiane.

L’Associazione Nazionale

L’Associazione Nazionale Città del Tartufo é nata ad Alba nel 1990 dalla volontà di condivisione progettuale e di sviluppo di 10 territori italiani e conta circa 50 iscritti. La storia associativa rivela come le Città siano riuscite a sintetizzare tre vocazioni: produzione, commercializzazione e promozione turistica del tartufo in sinergia con uno sviluppo sostenibile del territorio. A unire quasi l’intero stivale una neanche troppo immaginaria ‘via’ del tartufo che va dal Piemonte alla Campania e che, a mano a mano che i territorio scoprono la presenza del pregiato fungo, si articola sempre più. L’Associazione ha intuito da subito le potenzialità della capacità di fare rete soprattutto per la valorizzazione di aree vaste e delle loro specificità. Rendere il tartufo, vera ricchezza collettiva, e l’ambiente tartufigeno risorse rinnovabili è il motivo per cui l’Associazione é impegnata da anni nel percorso per la richiesta di riconoscimento del tartufo come patrimonio immateriale dell’umanità dal parte dell’Unesco. L’Associazione Nazionale Citta del Tartufo é nata ad Alba nel 1990 dalla volontà di condivisione progettuale e di sviluppo di 10 territori italiani e conta circa 50 iscritti. La storia associativa rivela come le Città siano riuscite a sintetizzare tre vocazioni; produzione, commercializzazione e promozione turistica del tartufo in sinergia con uno sviluppo sostenibile del territorio. A unire quasi |‘inter0 stivale una neanche troppo immaginaria ‘via’ del tartufo che va dal Piemonte alla Campania e che, a mano a mano the i territorio scoprono la presenza del pregiato fungo, si articola sempre più. L’Associazione ha intuito da subito le potenzialità della capacita di fare rete soprattutto per
la valorizzazione di aree vaste e delle loro specificità. Rendere il tartufo, vera ricchezza collettiva, e l’ambiente tartufigeno risorse rinnovabili é il motivo per cui l’Associazione è impegnata da anni nel percorso per la richiesta di riconoscimento del tartufo come patrimonio immateriale dell‘umanità dal parte dell‘Unesco.

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il Tartufo: calore acqua e fulmini

I latini lo denominavano Tuber.

Plinio il Vecchio diceva ”il tartufo sta fra quelle cose che nascono ma non si possono seminare”. Plutarco ipotizzo che fosse l’azione combinata di acqua, calore e fulmini. Simili teorie, condivise o contestate, alimentavano discussioni e polemiche tra i sostenitori delle varie correnti di pensiero. Il primo trattato unicamente dedicato al tartufo, ”Opusculum de tuberibus” risalente al 1564, fu scritto dal medico umbro Alfonso Ciccarelli.

I tartufi sono funghi ipogei, svolgendo il ciclo vitale sottoterra. Fanno parte del genere Tuber senza essere patate e simili; sono invece parenti stretti di porcini e prataioli, pur avendo aspetto globoso e struttura interna assai diversa. Intorno a questo prodotto crescono storie e usanze che testimoniano l’interesse che in ogni età può aver suscitato la sua presenza.

Nel tempo si sono affinate tecniche di cavatura, utilizzo di strumenti di raccolta diversi per tipologia di terreno, tradizioni di consumo e vendita e, non ultime per importanza, storie coinvolgenti e misteriose che ancora caratterizzano le sinergie di questo mondo, partendo dal rapporto dell’uomo con il cane e di entrambi con la natura, rapporto stretto di rispetto e tutela, di conservazione e miglioramento.

Storie di bottini prestigiosi, tenuti nascosti per timore di venir derubati del segreto della cerca e del luogo di cavatura, storie ammantate un pò di magico per non farle credere vere a chiunque, ma tramandate come certezze ai giovani della famiglia testimoni e attori della prosecuzione della pratica.