Savigno

Descrizione

Descrizione

Parte della municipalità della Val Samoggia, è il capoluogo di un vasto territorio dell’Appennino Bolognese occidentale, a ridosso della provincia modenese bagnato dal torrente Samoggia. Zona di monti, valli e boschi, è ricco di opportunità ambientali e naturalistiche, con una buona rete di sentieri segnalati per il trekking e il cicloturismo.

Le caratteristiche dei terreni sassosi, cretosi, ricchi di argille impermeabili, calanchivi hanno mantenuto un paesaggi rurale quasi incontaminato; oggi il territorio è in parte ancora ricoperto da un polmone di verde vegetazione con arbusti bassi (ginepri e ginestre), querce, faggi e castagni, in parte coltivato a cereali ed in parte adibito a pascolo con un allevamento di bestiame foriero di carne, salumi e latte per i prodotti caseari.
Non quindi a caso Savigno si è vista riconoscere il prestigioso riconoscimento di  “Città Italiana dei Sapori”.
Ed il re dei sapori, il tartufo bianco, domina con la sua rinomata sagra, la “Tartufesta”, nei primi 3 week-end di novembre. Numerosi sono i ristoranti che propongono il prodotto nelle sue infinite versioni culinarie ed i negozi che lo vendono, accanto agli altri prodotti tipici della zona e della Strada: salumi artigianali, formaggi, “crescentine” e borlenghi.
La zona di Savigno era abitata già in età romana, il toponimo Savigno viene ricollegato a un fundus Sabinius o Sabinianus, appartenuto ad una gens Sabinia. Altri pensano derivi da Sabo o Sabio, uno dei nomi con cui veniva indicato il Dio Bacco.
La valle del Samoggia fu a lungo contesa tra Bologna e Modena: teatro di scontri e battaglie.
Un tempo tutta l’area era ricca di fortificazioni di cui restano solo testimonianze scritte: un castello si trovava sul colle che sovrasta la chiesa di Samoggia, un altro nell’attuale frazione di Rodiano, di proprietà della contessa Matilde di Canossa (le cronache riportano che resistette nel 1332 all’assalto dei Modenesi), il castello di Savigno sorgeva dove venne poi costruita la parrocchia di S. Stefano, anch’essa successivamente scomparsa.
Fin dall’inizio del secolo XII, Savigno fu sottomesso a Bologna e governato da un visconte, che deteneva la giurisdizione civile, mentre a capo della comunità locale stava un massaro, a conferma della natura agricola della zona.
Savigno è passata alla storia anche per il moto insurrezionale del 15 agosto 1843, quando alcuni patrioti affiliati alla Giovine Italia si ribellarono al governo pontificio.
Già all’ingresso si capisce il paese: la strada principale allinea una serie di botteghe di gastronomia, un paio di forni a legna e alcune trattorie.

Nella piazza l’antica chiesa-oratorio di S. Matteo, edificata nel 1683 e recentemente restaurata; nella frazione Samoggia la pieve di S.Giorgio, del 1815, con un altare sette-ottocentesco; poco distante sorge il santuario della Beata Vergine del pruno, costruito nel XV secolo e restaurato tra i secoli XVII e XVIII.
Nella frazione di Merlano, la parrocchiale di S. Maria Assunta, di fondazione medievale, restaurata nel ‘700 e quasi rifatta nel 1870, conserva all’interno alcuni busti in terracotta del ‘600 e una cassa d’organo cinquecentesca.A Rodiano si trovano il Borghetto Serra e la casa “Il Rio”, oltre il santuario della Beata Vergine di Croce Martina, detta anche Madonna di Rodiano. Quest’ultima ebbe origine dalla devozione per un’immagine affrescata su un pilastro presso un incrocio detto “Croce Martina”, e fu costruita nel 1644 della famiglia Lanzarini; nel 1898 gli fu affiancato un campanile e, nel 1912, anteposto un loggiato.

Vedegheto, sita nella Valle della Venola (affluente del Reno) è particolarmente ricca di torri e di case antiche e conserva anche l’unico  mulino ad acqua ancora funzionante della zona, detto “Rovine”.
Per la natura del territorio, percorso da rivoli e torrenti di buona portata e pendenza, Savigno era infatti un tempo ricca di mulini anche se oggi non più in funzione; La “via dei Mulini” vi condurrà lungo un itinerario fascinoso tra il Mulino del Notaro, il Molino del Dottore, il Mulino del Cozzo di Sotto e Segaticcio.

Dal 1º gennaio 2014 è confluito nel nuovo comune di Valsamoggia.

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