Torrebruna

Descrizione

Descrizione

Torrebruna è un piccolo centro in Abruzzo, provincia di Chieti, situato alle pendici degli Appennini a 857 metri sul livello del mare.

Il paese sorge a ridosso della montagna, detta “di Torrebruna”, a sud-est dei colli Carunchina e Civitella in una posizione dominante la vallata del fiume Trigno ed un rilevante territorio della provincia di Campobasso nel Molise.

Dalla cima della montagna, 1150 metri di altitudine, si gode un panorama di incomparabile bellezza: l’ampia distesa del fiume Trigno, numerosissimi paesi di una parte del Molise, il Gargano, l’azzurro mare Adriatico con le stupende isole Tremiti.

A nord-ovest si ergono le cime della Maiella e innumerevoli altri monti e colli coperti da fitta vegetazione.

Torrebruna si colloca in una posizione geografica particolarmente felice in quanto può collegarsi, in breve tempo, con le zone costiere e con quelle delle più alte montagne. Se vi trovate in gita nei pressi di questo paese non potete certo lasciarvi sfuggire una visita alla chiesa parrocchiale della Trasfigurazione, esempio di arte barocca al cui interno spicca un antico organo ligneo.

Ogni anno ad agosto si svolge la sagra del tartufo che ha assunto un ruolo di richiamo per il paese.

Le origini di Torrebruna si perdono nella notte dei tempi. La presenza di insediamenti umani durante le guerre sannite e fino alla colonizzazione romana è testimoniata dal ritrovamento dei resti di un arcaico centro commerciale a S. Maria del Canneto, dalla presenza di ruderi di una villa romana in località “Inforchie Vecchie” di Castelguidone, dal ritrovamento di una scultura virile in bronzo nei pressi di S. Giovanni Lipioni, dalla scoperta della tomba del “guerriero sannit” in località Calvario e dai resti di molte tombe rinvenuti in località Vigne Vecchie, Cupello, S. Angelo, S. Rocco nel territorio di Torrebruna. Tracce della dominazione longobarda sono riscontrabili anche in alcuni termini “trocco”, “bruno”, “guardia” dal germanico “warte”.

Con il progressivo affermarsi della regola benedettina cominciarono a sorgere i primi monasteri.

La presenza di gruppi di monaci lungo il fiume Trigno è documentata dai resti di una chiesa su cui venne poi edificata Santa Maria del Canneto. Questo complesso monastico ha svolto un ruolo di notevole importanza nel corso dei secoli e ad esso più che agli altri ha fatto riferimento Torrebruna, i cui abitanti tuttora raggiungono a piedi il santuario in occasione di alcune ricorrenze.

Durante il regno angioino si costruirono e si riadattarono centri fortificati, castelli e torri che portarono al lento decadimento delle abbazie. A questo periodo, infatti, risale lo sviluppo di una fitta rete di castelli, torri e centri fortificati da Palmoli a Carunchio, Montazzoli, Castiglione, Torrebruna e Guardiabruna, posti a guardia di passaggi fluviali e transcollinari. Queste fortificazioni erano fuori dei centri abitati.

La prima testimonianza scritta riguardante Torrebruna risale al 1272, quando la terra apparteneva ad Odorisio di Sannibaldo, come si rileva dalla intimazione fatta dal re Carlo D’Angiò a tutti i feudatari del suo regno. Tra la fine del XIII secolo e l’inizio del successivo i vari territori dell’entroterra vastese confluirono nel feudo Caracciolo. Torrebruna viene di nuovo citata nel 1441, anno in cui Marino Caracciolo sposa Maria di Sangro divenendo, così, signore di molte terre nell’Abruzzo Citra, delle quali ebbe l’investitura dal re Alfonso D’Aragona (8 maggio 1441). Gli eredi di Marino Caracciolo dominarono queste terre fino al 1764, anno in cui morì Cosima Caracciolo e si estingueva, così, la dinastia dei Caracciolo.

Successivamente vi si affermò il dominio dei D’Avalos, infatti il Ducato di Celenza, di cui faceva parte Torrebruna, passava a Carlo Cesare D’Avalos, figlio di Andrea e Cosima Caracciolo. Agli albori del XIX secolo, epoca dell’occupazione francese, Torrebruna era una terra in Provincia di Abruzzo Citeriore compresa nella diocesi di Trivento e posseduta dal barone D’Avalos, duca di Celenza. A questi succedette il principe Pignatelli, di cui esiste ancora lo stemma sia al di sopra del portale della Chiesa Parrocchiale sia alla base della Croce in Corso Piano Madonna.

Con l’abolizione del regime feudale -legge 2-8-1806 di Giuseppe Bonaparte- Torrebruna, come altri comuni dell’Abruzzo e del Molise, dovette lottare per acquisire diritti su beni e servizi che i baroni precedentemente avevano usurpato, tra cui i beni ecclesiastici di patronato feudale e i beni del demanio comunale. I nuovi ordinamenti napoleonici impongono la riorganizzazione amministrativa: ad UNIVERSITA’ subentra il termine COMUNE (la Comune). Torrebruna faceva parte del circondario di Celenza su Trigno. Il corpo amministrativo era formato da persone scelte tra i capi famiglia che avevano una certa rendita. Nel 1811 la provincia fu divisa in tre distretti: Chieti, Lanciano, Vasto, quest’ultima a sua volta si articolava in 8 circondari tra cui quello di Celenza, costituito da 6 comuni, tra questi anche Torrebruna.

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