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Lama dei Peligni

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Lama dei Peligni è un piccolo borgo montano che sorge alle falde della Majella orientale. Ai suoi piedi il fiume Aventino, che scorre nell'omonima valle. Situato a 669 metri di altitudine, il paese è situato tra il fiume Aventino e le falde del massiccio della Majella. Per collegare le due sponde del fiume si sono costruiti vari ponti, che sono crollati tranne uno, che viene chiamato Ponte di ferro, costruito con i pezzi di legno che venivano usati nella costruzione delle rotaie. Vario si presenta l'ambiente di Lama dei Peligni: si va dalla zona a minor altitudine in cui prevalgono vasti querceti passando per le ripide balze rocciose abitate tra l'altro da scoiattoli, caprioli e cinghiali, sino ai territori pianeggianti posti in alta quota in cui vegetano ad esempio le Stelle alpine appenniniche.

I tartufi sono funghi ipogei e sono un raggruppamento empirico che comprende tutti i macromiceti che sviluppano il carpoforo nel terreno. Le specie di tartufo commestibili sono 9 e tutte sono presenti a Lama dei Peligni. Il territorio è molto ricco in particolare del tartufo nero pregiato (Tuber Melanosporum), di tartufo nero estivo (Tuber Aestivum), in quantità minori è presente il tartufo bianco pregiato (Tuber Magnatum Pico) e a seguire le tutte altre specie ommestibili.

Le sue prime notizie nel nostro territorio a memoria di uomo sono del signor Falco Laudadio e ci racconta: era il periodo fine anni sessanta inizio settanta, quando cominciavano a girare sui terreni del territorio lamese, diversi forestieri provenienti soprattutto dalle Marche e dal frusinate. Fu verso la metà degli anni settanta che qualche locale, preso dalla curiosità, cominciò ad interessarsi a questo fenomeno e fu così che il tartufo cominciò a suscitare l’interesse dei primi raccoglitori lamesi. Insieme a Pietro De Sanctis, detto “Cavaliere” decisi di prendere l’abilitazione alla cerca e raccolta di questo prodotto dei nostri terreni e naturalmente cominciai a studiare la biologia e le norme legali che ne regolamenta vano la raccolta. Fui molto affascinato da questo fungo misterioso che si sviluppa sotto la superficie del terreno, al punto tale che, durante la preparazione degli esami, comincia ad addestrare un cucciolona di bracco tedesco, predestinata all’attività venatoria, alla ricerca dei tartufi.

Un’ ultima considerazione sulla necessità di salvaguardia dell’integrità delle tartufaie. È necessario che ogni raccoglitore si dedichi a questa attività in maniera responsabile, senza danneggiare i filamenti con lo “zappettamento” che determina la fine della tartufaia. È necessario averne coscienza di tutto questo indipendentemente dalla vigilanza se vogliamo assicurare un futuro a questo prodotto e alle attività collegate, che attraverso la trasformazione e il commercio del tartufo, contribuiscono alla promozione del nostro territorio, diventando una concreta realtà economica per il nostro comune.

Lama dei Peligni è noto anche come "Comune del Camoscio d'Abruzzo" in quanto ospita la prima area faunistica del Camoscio d'Abruzzo della Majella e non è raro l'avvistamento di esemplari di questa particolare specie appenninica. A questo animale è dedicata la sezione naturalistica del Museo naturalistico archeologico "Maurizio Locati". Intorno al museo vi è il giardino botanico Michele Tenore che raccoglie circa 500 specie vegetali di cui la maggior parte è endemica dell'Appennino Centrale o esclusive della Maiella.